
Rea Space
Intervista a Ilario Lagravinese
Ilario Lagravinese, co-founder di ReaSpace, ci racconta una delle Start up made in Italy tra le più innovative e promettenti del momento (in Italia e nel mondo),che finalmente testa nello spazio - grazie alla missione di SpaceX, Axiom 3, in collaborazione con l’ASI e l'aeronautica militare - la sua invenzione rivoluzionaria. Si tratta di una tuta capace di controbilanciare gli effetti e gli impatti negativi che ha la microgravità sul corpo umano di un astronauta in missione, ricreando la gravità laddove non c’è grazie ad un complesso sistema di sensori ed elettrodi, per stimolare i muscoli quando necessario.
Come avete fatto a farvi largo nel difficile mondo dello space commerce così velocemente e ad arrivare a traguardi così importanti come la collaborazione con SpaceX?
Innanzitutto, è vero che ci sono tanti competitor nell’ambito dell'aereo space, ma nello specifico non ci sono tante aziende che hanno un prodotto simile, ovvero che realizzano delle tute attive,che hanno una tecnologia che permette di risolvere questo tipo di problematica in microgravità. E siccome questa è una tematica che si sta sviluppando molto negli ultimi anni, per via delle potenziali missioni di colonizzazione sia lunare che marziana, che stanno avanzando notevolmente, sta diventando sempre più imperativo risolvere le problematiche legate ad una permanenza più lunga dell’uomo nello spazio.
Per raggiungere questo obiettivo in così poco tempo,abbiamo partecipato, in una prima fase, ad un percorso di accelerazione a Torino, il take of accelerator, che è appunto un acceleratore verticale nel mondo space. Poi, l’anno seguente,abbiamo partecipato all’ESA bic, un sistema di incubazione per le start up sponsorizzato dal Politecnico, sempre a Torino.Queste due esperienze ci hanno senza dubbio permesso di creare un network notevole, entrando quindi in contatto con dei player importanti del settore. A questo punto, abbiamo suscitato la curiosità dell’ASI, anche perché abbiamo sempre puntato molto sulla comunicazione e sulla pubblicità del nostro prodotto, tanto sui social quanto partecipando a tanti eventi del settore, che ci hanno permesso di essere portati come esperimento dall’ASi insieme all'aeronautica militare nella missione AX3 di gennaio.
Quali sono i sistemi e le tecnologie che si celano dietro la vostra tuta?
La tuta è costituita da un sistema triplice: da un lato abbiamo il tessuto, che è molto particolare, ovvero un tessuto a compressione che ha anche l’obiettivo di garantire una migliore distribuzione dei liquidi corporei quando si è in microgravità, in modo da evitare il blood shift(ovvero il fatto che i liquidi salgano verso il cervello). Dall’altro lato troviamo l’aspetto più particolare, che riguarda la tecnologia adattiva della tuta, costituita da sensori di movimento che leggono in maniera estremamente specifica (come se fossero dei goniometri) le angolazioni degli arti, ovvero come si stanno muovendo in uno specifico momento, associando ad ogni angolazione una specifica stimolazione pari a quella che l’astronauta avrebbe compiendo lo stesso movimento sulla Terra. Ad esempio, se io sulla Terra sono seduto alla mia scrivania e sollevo una penna sto ‘’sollevando’’ la forza di gravità della penna, quella del braccio, e la forza peso che la Terra mi imprime: questa stessa azione, in microgravità, non mi porta ad avere nessun tipo di sforzo muscolare, visto che tutto quello che faccio ha un peso zero quindi il mio muscolo non si attiva, e questo è il problema più grande, perchè il muscolo, non funzionando, comincia ad atrofizzarsi in maniera totalmente esponenziale.Questo è lo stesso motivo per cui gli astronauti fanno tre ore,minimo, di esercizio fisico al giorno, perchè devono cercare di avere almeno i muscoli posturali sempre attivi per evitarne l’atrofizzazione.
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Quindi, quando l’astronauta è sulla Terra e indossa la tuta, quest'ultima legge tutti i parametri vitali del corpo e si calibra in base al tipo di muscolo dell’astronauta e alla sua corporatura, perchè ovviamente la calibrazione è soggettiva rispetto a chi la indossa. Dal momento in cui la tuta ha immagazzinato tutte queste informazioni e sa esattamente qual è il mio carico muscolare sulla Terra, quando la si indossa in microgravità funziona come un sistema ad inseguimento, andando a compensare il delta necessario per coprire il movimento compiuto in microgravità, simulando letteralmente lo sforzo muscolare che avrei avuto sulla Terra.
Inoltre, vogliamo implementare anche una questione di machine learning, ovvero un algoritmo che impara da sé, perché dal momento in cui l’astronauta indossa la tuta sulla Terra e registra tutte le sue prestazioni fisiche e biomediche, la tuta dovrà essere capace in microgravità di capire il tipo di sforzo fisico a cui è soggetto l'astronauta(che siano attività fisiche quotidiane o allenamento), ed adattarsi in termini di stimolazione muscolare, rilevando automaticamente questi dati e calibrandosi. Ad ogni modo, la tuta non è una soluzione alternativa all'allenamento, che nella prima fase è fondamentale ma è semplicemente di supporto.
Quali sono stati i risvolti, positivi e negativi, che avete riscontrato a partire dalla prima missione alla quale avete partecipato, ovvero Axiom 3 condotta da SpaceX?
Nella prima e unica missione a cui abbiamo partecipato con SpaceX abbiamo testato solo una parte della tecnologia della tuta, ovvero quella inerente al monitoraggio muscolare, quindi sia riguardo i sensori di movimento sia riguardo gli elettrodi che si occupano della elettrostimolazione muscolare. Per ora abbiamo testato solo la parte di monitoraggio muscolare, quindi di lettura dei movimenti, e la parte di vestibilità dell’indumento,anch’essa estremamente importante, in quanto deve essere indossata per molte ore al giorno e non deve essere di intralcio alle attività sulla stazione spaziale. Entrambi i test sono andati molto bene e infatti abbiamo ricevuto feedback positivi dall’astronauta, tanto che con i dati raccolti siamo riusciti a ricostruire esattamente tutti i movimenti delle fly test card, ovvero degli esercizi specifici che avevamo comunicato all'astronauta da svolgere.
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Quindi rispetto anche all’esito positivo dei test, quali sono i vostri progetti futuri? A questo punto quindi, anche grazie all’utilizzo della vostra tecnologia, la possibilità di fare viaggi più a lungo termine nello spazio vi sembra ancora così remota?
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, sicuramente abbiamo l'ottimizzazione di quello che già abbiamo realizzato, quindi apportando delle migliorie a tutta la parte di indossabilità della tuta (nonostante i feedback positivi) cercando ad esempio di rimuovere un'unità di controllo sulla gamba, utilizzando una tecnologia diffusa(ovvero distribuita in diversi punti della tuta), dove ci sono le batterie e i microsistemi di memoria in cui vengono immagazzinati i dati, che può risultare ingombrante. Per quanto riguarda il sistema di sensori di monitoraggio di movimento, per adesso ne abbiamo testati solo alcuni, quindi l'obiettivo sarà quello di aumentare il numero di sensori e testarli, monitorando così meglio i movimenti dell’astronauta. E poi lo step principale, che però possiamo svolgere solamente in una missione di più lunga durata, è quello di testare l'elettrostimolazione, passaggio fondamentale per chiudere il cerchio del nostro studio.

Per quanto riguarda invece la fattibilità di viaggi spaziali longterm, penso che gli sviluppi degli ultimi anni,anche ad opera di agenzie private come ad esempio SpaceX, ci dimostrino come questa possibilità anche di colonizzazione sia fattibile, anche se chiaramente Marte è un discorso più lontano sia in termini di distanza che di tempo. Però l'obiettivo è quello, da parte di tutti gli studi che si stanno svolgendo in questo settore. Quindi questa possibilità che si fa sempre più concreta è anche uno dei fattori principali che ci motiva ad andare avanti, ed è per questo che abbiamo iniziato gli studi, due anni fa.
-dicembre 2024-